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Dal “Canzoniere Italiano” di P.P. Pasolini
Garzanti 1992 - pagg. 110 - 111

“… Si lamenta, per le Puglie, la mancanza di un lavoro organico centrale su cui fondare una scelta: malgrado il volonteroso apporto di un La Sorsa e di molti altri, tuttora operanti. Una visione complessiva della poesia popolare di questa regione non ci è data: si fraziona nelle sue sezioni provinciali o cittadine, ma ciononostante, salvo smentita, la si può ricostruire e in qualche modo sintetizzare senza averne una impressione di singolarità.
Si trova nella zona di irradiazione dalla Sicilia, via Napoli: vi si rinvengono le tipiche vestigia della Baronessa di Carini e i consueti motivi amorosi restituiti nel ben noto schema dello strambotto. Non si tratta dunque, per un antologista, che cercare delle buone varianti, o cogliere qualche ghiotta varietà. Nel Gargano, per esempio, dove di poesia non c'è quasi nulla, almeno a desumere dall'opuscoletto del Tancredi (cfr. bibl.): c'è la rusticità assoluta di una gente ai margini anche delle più basse correnti di cultura, ma che, pure, senza quelle correnti di cultura, non avrebbe canto e poesia: recentissime, certo dovute al servizio militare nel Regno d'Italia, devono esser lì le importazioni di Angiolina bell'Angiolina o di Mamma, mamma, dammi cento lire.
La poesia del luogo, goffa e puerile, senza immagini, pedestre nelle contaminazioni, e tuttavia commovente in qualche sua montanara e umilissima allegria, è tutta legata alla convenzione dell'approccio amoroso.
C'è, agli inizi di quell'approccio, per prima cosa lu zinn, l'occhiolino del tozzo contadinello, u cacckiuncidd. alla ragazza; poi, in compagnia degli altri giovanotti, li cacckiune, la messa domenicale; indi u surdelline, la sordina sotto la casa dell'innamorata, la zita; infine, se tutto va per il meglio, la serenata (purtè lu sunett), in cui si cantano prima gli strusce, gli strambotti, e poi la prima e seconda, canto a una voce e coro, e l'ariett a la stesa o la vichese e in ultimo lu salute, il saluto. A lu consent (fidanzamento) e a lu spusaggke, la tarantella.
A Taranto, nel Barese, nel Leccese, nel Salento, a Brindisi — dalle raccoltine e contributi che si possono racimolare — l'abituale, modesta messe di «canti d'amore» e poesia folclorica (tra cui da notarsi i canti di marinai): ma non mancheremo di sottolineare un esiguo opuscoletto per nozze, a cura di A. Mancini (cfr. bibl.) contenente sei canti d'amore e sei ninne-nanne nel dialetto greco-bizantino della Grecia in Terra d'Otranto. Non toccheremo, neanche di sfuggita, la questione dell'angolo visuale glottologico e folclorico (il lettore vedrà elencate nella bibliografia alcune interessanti operette sull'argomento): ma ci si consenta di manifestare, al riguardo, un nostro puro interesse estetico, se son cose bellissime, d'una bellezza singolare, che non ha che scarsi legami, anche di solo contenuto, con la poesia circostante: proprio come vedremo per i canti grecanici di Roghudi in Calabria. Non usciamo dall'ambito estetico, non facciamo deduzioni. …”


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