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san marco in lamis 28 agosto 2007

La vera novità artistico-culturale dell’estate sammarchese
di Pietro Massaro

articolo pubblicato sul sito:  Emanuele D'Amore

Si sono ripresentati, dopo varie vicissitudini e dopo alacre e tenace lavoro di ricomposizione, i Festa, Farina e Folk, esibendosi il 25 agosto alla platea dell’edificio “ Balilla” con un solido armamentario musicale. Hanno ripreso la loro strada per offrire un’originale proposta di musica “ folk” o popolare. Il che è avvenuto in modo incalzante, sotto la spinta concreta delle voci del gruppo, Leonardo Ianzano e Raffaele Nardella, che si sono rivelati abili e persuasivi nella composizione di gran parte dei brani, essendo alcuni tradizionali. Il vocalist Leonardo Ianzano si è inserito con rabbia “artistica” nel manierismo tipico di questa produzione culturale che viene dal popolo ed è del popolo, con canti popolari da lui scritti e composti ( ben 7!), affascinando l’uditorio, col contributo prezioso dell’altra voce solista che lo affiancava, Raffaele Nardella. L’affabulazione canora “ in sammarchese e da sammarchese” è perfettamente riuscita, padrone il Ianzano delle note e delle rime, affondando le mani nel “ folk” più puro le cui radici si collocano lontano nel tempo della   nostra comunità, nell’anima antica del Paese.

 

L’ascolto ci ha portati anche alla Nuova Compagnia di Canto Popolare ed all’Orchestra Italiana di Renzo Arbore, ed  ha acceso di luce nuova una tradizione che, ormai, si presta ad interpretazioni moderne. Da dire che 4 brani sono di Raffaele Nardella e del chitarrista Angelo Ciavarella, prezioso nell’uso del mandolino. I canti sono stati arrangiati con maestria da Claudio Bonfitto, molto versato nell’uso degli strumenti a fiato, da Angelo Ciavarella e da Michele la Porta, mentre Erika Centola si è distinta col suo violino, soprattutto in alcuni brani fondamentali. Molto valido l'apporto degli altri due chitarristi Carmine Lops e Caterina Cavallone. Il concerto ha offerto vera musica folk, con gli elementi necessari alla sua elaborazione: strumenti e danze e balli. La voce grintosa di Leonardo Ianzano ci ha attratto per la comunanza viscerale al folk, dalla simbiosi di motivi antichi e moderni, motivi familiari e sociali in “ Tarantella nova” (Mamma me l’ha ditte fa l’amore citte citte…, La maddamma mia non m’ha date nente…), motivi attuali, con le terribili problematiche che percorrono l’Italia (Lu stevale jè cunzumate e non ce  po’ cchjù accuncià…) in “ E’ strutte lu stevale”, richiami di giochi (Luna e luna) e filastrocche, di cui si era persa la memoria, in “ Taratuppete”, e poi l’antipolitica, il governo e le tasse, i privilegi dei potenti, il malaffare e le ruberie imperanti in “ Lu Re” (Ciele serine non te cchjù stelle, arrubbate e vennute a quatte sgherre. Notte e jurne chjagne la luna, povera mamma non te cchjù a nisciune.) e “ Durme muntagna durme” (Chi c’ha crijate vadda abbuttà lu musse, L’Angele dell’armata celeste, lampe tricine e tremute leste, non lu chiamate, non rire cchjù, Cu la velancia non perdona cchjù.). Elegiaca e delicata “ Canzona alla buscija”.

C’è, poi, il richiamo al brigantaggio in “ Curre brijante”, che ha scritto sulla Montagna dell’Arcangelo San Michele, sulla Montagna Sacra, pagine epiche e crudeli contro lo strapotere dei grandi proprietari, baroni, nobili e signorotti, dalla raffinata e rozza prepotenza e violenza, con i contadini ed i braccianti , che pativano l’ingiusrizia del tempo storico sulla loro pelle. I ricchi avevano lo “ ius vitae et necis” sui loro sottoposti, mentre i briganti, strumentalizzati o sinceri che fossero nelle loro azioni, erano avversi al nuovo che avanzava, avversi alla “piemontesizzazione”, al nuovo re che non sembrava promettere le tre F (Festa, Farina e Forca dell’uso dei Borboni), da cui il gruppo ha mutuato il nome, mentre in “ Durme montagna durme” spunta il nome del noto brigante Angelo Maria Del Sambro, alias Lu Zambre (Lu Zambre non jè cchjù sule…), finito male e legato con le dure corde della vergogna presso “la Croce”, in località “ Noce del Passo. Doveroso il richiamo alla Pizzica (v. l’omonima canzone), le cui origini non sono ancora ben definite. Tutto il resto è godibile, apprezzabile e ci riporta in tempi che non verranno più, ma che sembrano sempre presenti. Un grazie ai Festa, Farina e Folk! Un grazie di tutto cuore!



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